Come fare un ritratto

Ottimizzando tutti gli elementi

Oggi ti parlo dell’importanza di saper identificare gli elementi comunicativi all’interno di una scena. E poi, con l’inquadratura, saperli valorizzare.

Per farlo ti racconto di una mia fotografia che nasce in bianco e nero, come tutto il progetto 13 Coins.
Un progetto fotografico che mi ha impegnato per ben 6 anni per portarlo a termine.

Io e Valeria eravamo a Manila, nelle Filippine.
Stavamo documentando la vita quotidiana di più o meno 10.000 persone che vivono nell’imminente perimetro di una grossa discarica. A dire la verità 4.000 persone vivono sopra la discarica, mentre le altre 6.000 nel circondario.
Mentre ero all’ultimo piano di un enorme palazzo Valeria mi chiama e mi dice:
“Luciano scendi un attimo che c’è una situazione che ti potrebbe interessare”.

Mi porta in una stanza dove una bambina stava giocando con un topolino, o meglio, con un cucciolo di un topo.
Lì per lì rimango basito.
La prima cosa che ho fatto è stata: tentare di capire la situazione senza scattare nessuna foto.
La seconda: farmi accettare da questa bambina, che pur vedendo me e Valeria, ha continuato a giocare con il suo cucciolo di topo.

Quando la bambina mi ha accettato, decido di alzare la macchina fotografica e iniziare a fotografare.
Mi sono subito accorto della difficoltà del ritrarre bene questa scena.

Perché?
È vero che io avevo individuato i miei due elementi, i miei due soggetti forti su cui lavorare con l’inquadratura:
La bambina e il topolino.
Rimaneva il fatto che c’era una difficoltà oggettiva nelle proporzioni di questi due soggetti:
Il topolino era veramente piccolo nelle mani di questa bambina che all’interno dell’inquadratura avrei completamente perso.

Ad un certo punto mi rendo conto che, da un lato, la luce mi sta aiutando ad evidenziare il topolino, ma dall’altro lato mi deforma completamente la bambina.

Io lavoro prevalentemente con un grandangolo, il 16-35mm, nel momento in cui mi avvicino molto le proporzioni saltano e di conseguenza deformo le persone.
Succede però che intanto la bambina si appoggia ad un muro.
Ho una luce che entra da destra molto affascinante e che impreziosisce tutta la scena, ma è una luce che mi impedisce di evidenziare in modo chiaro il topolino.
Continuo a scattare.

Il topolino piccolo, una luce diffusa che non mi aiuta.
L’unico escamotage che potevo avere per portare a casa una foto comunicativa era quello di portare l’attenzione sul topino.

Stavo sperando, ti assicuro che lo stavo davvero sperando, che la postura delle mani diventasse interessante in modo che, guardando l’immagine, l’occhio fosse catturato dalle mani e subito dopo, di conseguenza, vedere il topolino all’interno delle mani.

La bambina, continuando a giocare indisturbata, fa assumere alle dite una posizione strana ma graficamente interessante.

Quella postura delle mani sarebbe potuta diventare un grip, un attacco, per l’occhio dello spettatore.
È vero, l’occhio non va direttamente sul topolino, ma almeno va nella direzione giusta, e all’interno di questa mano, c’è la possibilità di vedere il topolino.

Il tutto diventa immediatamente interessante: una mano che cattura l’attenzione e porta lo sguardo dello spettatore in un determinato punto dell’inquadratura di tutta la fotografia.

Il topolino illuminato benissimo. Il colore della pelle del topino è del colore della pelle della mano ma, in questo caso, l’occhio essendo già ad indagare in quella zona della fotografia permette allo spettatore di individuare bene anche il topino.

Dopodiché l’occhio sale, indaga e vede il ciuffo di capelli che posa sulla guancia e, così, ottengo l’armonia di tutta l’immagine.

Finalmente, dopo 3 rullini ho potuto fermarmi e lasciare giocare la bambina.
Cosa voglio evidenziare con questo piccolo backstage? 

  • Voglio ribadire il concetto che è importante capire immediatamente quali sono quegli elementi all’interno della scena che tu assolutamente devi valorizzare con l’inquadratura.
  • Non fermarti al primo scatto.

Anzi il più delle volte devi continuare a lavorare sull’inquadratura fino a che tutto non si completa per come tu ritieni possa essere poi interessante, efficace e comunicativa la tua fotografia.

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Luciano

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